Mercati obbligazionari in fibrillazione: scatta il sell-off globale, ma i BOT italiani tengono sotto il 2%
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Lunedì è stata una giornata decisamente pesante per il comparto obbligazionario. Le vendite sono partite presto e in modo aggressivo, un movimento che molti osservatori hanno subito ricollegato al riaccendersi delle tensioni geopolitiche. L’idea di fondo è semplice quanto spietata: il rincaro del petrolio porta con sé lo spettro di una maggiore inflazione e, a cascata, tassi di interesse più elevati. Certo, non è solo una questione di geopolitica. Venerdì scorso i posizionamenti di fine mese avevano lasciato il mercato in una forte condizione di ipercomprato, spingendo i rendimenti ben al di sotto della soglia tecnica del 4%. Era prevedibile che si verificassero delle fisiologiche prese di beneficio, ma la corsa degli operatori per riposizionarsi rapidamente sopra la fascia del 4% ha reso la correzione insolitamente violenta. La chiusura al 4,04% rappresenta una sorta di brusco azzeramento nel breve termine. Non indica necessariamente un trend ribassista duraturo. Per capire se il movimento ha davvero le gambe lunghe, bisognerà aspettare i dati macroeconomici di questa settimana: solo segnali di forte tenuta dell’economia potrebbero giustificare un ulteriore slancio.
Il Tesoro italiano fa il pieno
In questo clima di evidente riprezzamento e volatilità sui tassi globali, l’Italia continua a gestire le proprie operazioni di rifinanziamento mantenendo una rotta stabile. Mercoledì 11 giugno 2025 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha infatti concluso con successo l’asta dei nuovi BOT a 12 mesi, con scadenza fissata al 12 giugno 2026 (codice ISIN IT0005655037). Il MEF non ha incontrato ostacoli nel collocare l’intero ammontare offerto di 8,5 miliardi di euro. La risposta degli investitori si è rivelata discreta. A fronte dell’offerta, le richieste hanno toccato quota 12 miliardi di euro, portando il rapporto di copertura a 1,41. Un dato in leggerissima flessione rispetto all’1,42 registrato nel collocamento di metà maggio, ma che conferma comunque il solido e costante appetito per la carta italiana.
Rendimenti e scadenze all’orizzonte
Le condizioni di mercato hanno permesso di mantenere i costi di finanziamento a breve termine a livelli piuttosto contenuti. Il rendimento lordo di aggiudicazione è stato fissato all’1,983%, corrispondente a un prezzo di emissione di 98,034. Parliamo di cifre che tengono il rendimento comodamente sotto la soglia psicologica del 2%, pur registrando un lievissimo rialzo rispetto all’1,959% dell’asta precedente di maggio, quando la domanda sfiorò i 12,11 miliardi. Calcoli alla mano, secondo le elaborazioni di Assiom Forex, il rendimento netto per chi sceglie di investire in questi titoli scende all’1,578%. Il calendario stringe le tempistiche per i prossimi adempimenti. Il regolamento di questa operazione è previsto per venerdì 13 giugno 2025. Una data tutt’altro che casuale, in cui andranno in scadenza vecchi BOT annuali per un totale di 9,75 miliardi di euro, garantendo così il rinnovo del debito. A completare il quadro, il Tesoro ha in programma di offrire una tranche supplementare da 850 milioni di euro riservata esclusivamente agli operatori specialisti in titoli di Stato.