Agli italiani piace l’immobiliare, agli americani piace l’azionario, dove si guadagna di più?

Cari amici, bentornati su Investimento Libero Blog, la fredda estate ci ha mantenuto la mente ben focalizzata sul mondo degli investimenti, tuttavia l’estate è anche il momento dell’anno in cui si riflette di più, su se stessi, sul futuro e soprattutto sulle scelte d’investimento da effettuare a partire da settembre.

Nonostante gli investimenti in azioni ed obbligazioni abbiamo dato negli ultimi due anni grandi soddisfazioni agli investitori, il cuore delle discussioni in spiaggia, o con gli amici al bar, ma anche con il proprio commercialista o promotore finanziario è su come e quando ripartirà il mercato immobiliare. Si, a noi italiani, ci possono offrire qualsiasi tipo di investimento, ma è sempre l’investimento immobiliare quello che ci dà le più grandi soddisfazioni.

Questo amore per l’investimento immobiliare ha connotazioni totalmente diverse rispetto all’atteggiamento degli investitori dell’altra parte dell’atlantico, i nostri amici americani preferiscono di gran lunga l’investimento azionario, questo deriva sia da fattori storici ma anche di carattere legislativo, mi spiegherò meglio:

In Italia storicamente, la terra era di proprietà dei nobili e della Chiesa, la gente normale non possedeva le case dove abitava ed era costretta a pagare l’utilizzo delle proprie abitazioni con servizi in natura (come per gli artigiani) o con la consegna di parte del raccolto per gli agricoltori, basti pensare che nel Sud, sino alla riforma agraria tale situazione è stata presente fino alla metà del secolo scorso; cmq tutti nel nostro territorio possiamo ricordare bene i nomi di nobili e proprietari terrieri che ancora oggi detengono la maggior parte dei terreni agricoli.
Con la creazione del benessere nel secondo dopo guerra, l’italiano appena ha messo via un po’ di soldi si è costruito la propria casa e poi man mano che le sue fortune economiche miglioravano ha investito in negozi, seconde case, case al mare, in montagna ecc… Questo processo è andato avanti per più di 60 anni, fino a quando al Governo è arrivato Mario Monti, ma questa è un’altra storia…

Torniamo agli Stati Uniti, la differenza rispetto all’Europa continentale, (soprattutto latina e cattolica), è che la terra a disposizione è sempre stata immensa, si pensi che addirittura veniva regalata, quindi non c’è mai stato il bisogno da parte dell’americano di immobilizzare gran parte delle sue ricchezze patrimoniali sulla propria casa, per tanto, l’investitore americano ha visto il suo naturale sbocco nel nascente mercato azionario americano. Inoltre oggi, ogni lavoratore americano può gestire i suoi contributi previdenziali attraverso il programma 401(k) che prevede la possibilità di investire direttamente in Borsa i propri contributi e quelli del datore di lavoro, in completa autonomia o con l’ausilio di un promotore finanziario abilitato.

Ma questa diversità di atteggiamento, quali risultati ha prodotto sulle fortune patrimoniali degli americani e degli italiani negli ultimi 10 anni?

Ho voluto confrontare l’andamento medio dei prezzi al mq di Roma, nel 2003 rispetto all’attuale prezzo di vendita:

A Roma nel 2003 il prezzo medio di vendita era pari a 3.350 euro al mq, oggi nel 2014 il prezzo medio offerto di vendita è di 3.650mq:

Se consideriamo che 3.650 è un prezzo medio offerto, allora dobbiamo considerare almento un 10% di sconto all’atto della vendita (anche di più al momento, ma rimaniamo prudenti), il prezzo medio di vendita attuale sarebbe intorno a 3.285 euro al mq, quindi sostanzialmente simile a 10-11 anni fa.

Il problema è che negli ultimi 10 anni l’inflazione media è stata del 2% annuo, per tanto se avessi comprato nel 2003, oggi il ritorno reale del mio investimento sarebbe stato negativo di un 20%.

Se fossi stato un’americano, potrei avere investito i miei risparmi in un ETF che replica l’indice principale di New York lo S&P 500. Quale sarebbe stato il mio rendimento ad oggi rispetto al 2003?

Se avessi investito 1.000 dollari nello S&P 500, oggi mi ritroverei con ben 2.880 (1.000 investiti + 1.880 di guadagno) dollari americani, un ritorno annuo del 9,51%. Se considero l’inflazione americana pari al 2,33% annuo, il mio ritorno totale reale sarebbe del 158%, mica male…

Dai dati qui riportati, si dimostra come l’investimento sulla borsa di New York (+158%) supera di gran lunga l’investimento immobiliare in Italia effettuato negli ultimi 10 anni (-20%), tuttavia queste risultanze non considerano chi acquista una casa per l’utilizzo personale, il valore affettivo che una proprietà può avere rispetto ad una riga sull’estratto conto è senza dubbio impareggiabile.

Concludendo cari amici, bisogna stare molto attenti ed essere di vedute amplie quando si va ad investire gran parte del proprio patrimonio, perchè il rendimento futuro può essere molto ma molto diverso!

Alla prossima da Investimento Libero!!!

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